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 Con l'Unità d'Italia e la rivoluzione industriale

 Alla fine dell'Ottocento il mondo occidentale fu teatro di trasformazioni politiche, economiche e sociali clamorose, nel segno e sull'impronta della rivoluzione industriale. E anche il formaggio di grana visse un momento di nuove grandi evoluzioni. Nei territori d'elezione della sua produzione i prati artificiali erano diventati sempre più estesi e negli allevamenti si era moltipllcato il numero dei capi da latte.

L'industria casearia cresceva florida; nel solo ultimo quarto del secolo l'antico caseificio aveva compiuto progressi sorprendenti, dopo che era rimasto per centinaia di anni praticamente invariato, indifferente ai progressi della scienza e dell'industria. È di questi anni la timida comparsa della scrematrice centrifuga (Lefeldt), cui segue l'introduzione del poderoso separatore Lavai nel 1881.
E in questo stesso periodo si consolidò nelle latterie della bassa Lombardia l'uso del caglio liquido, dei termometri, dei lattodensimetri e, per la preparazione del burro, dei butirrometri e delle zangole a botte orizzontale.

Ma fu soprattutto grazie a rivoluzionari strumenti, come la scrematrice centrifuga e il separatore, che si rese possibile l'impianto di quelle grandi latterie e di quegli stabilimenti che già allora erano in grado di lavorare 300 e più ettolitri di latte al giorno.
Nel frattempo si erano ulteriormente ampliate le aree di produzione e, dopo l'Unità d'Italia, la pratica della trasformazione del latte in grana era divenuta un pilastro dell'economia agricola della Val Padana.
È l'epoca in cui lo Stato italiano, riconoscendo il peso del settore lattiero-caseario, si preoccupa di creare le prime strutture scientifiche a supporto del settore. Sorgono così, rispettivamente nel 1871 e nel 1874, l'Istituto Sperimentale di Caseifìcio di Lodi, diretto da Carlo Besana, e la Scuola di Caseifìcio "Zanelli" di Reggio Emilia, retta da Pellegrino Spallanzani.
 
 
   
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